Di M.E.
Nella maggior parte dei casi tendiamo a ricordare le date, perché legate a eventi pagani, religiosi o affettivi . Ci sono date ricordate dalla gran parte della popolazione di un Paese, come una festa nazionale; altre dai credenti di una stessa religione; altre ancora vengono ricordate semplicemente per vittorie sportive. Per 98.080 individui sparsi per il mondo, il 31 gennaio 2011 non ha propriamente questo significato….alcune date possono effettivamente cambiare la vita delle persone e in alcuni specifici casi, sono addirittura i centesimi di secondo che fanno la differenza. Il 31 gennaio 2011 lo stato italiano ha avviato le procedure previste dal decreto flussi non stagionale. Le domande potevano essere inoltrate dalle h 8.00 del mattino … pochi secondi dopo, le quote erano già esaurite.
Ogni anno il governo italiano stabilisce le quote d’ingresso dei lavoratori extracomunitari, cioè il numero massimo di domande per lavoro o, per meglio dire, quanti stranieri il mercato del lavoro può ‘sostenere’: 60.000 il tetto massimo del 2011 per lavoro stagionale, oppure 98.080 per permesso di lavoro subordinato non stagionale come si evince dal decreto n 305/2010…. Come funziona il decreto flussi? Un datore di lavoro italiano o non, ma comunque residente in Italia, tramite domanda di nulla osta, presentata allo sportello unico per l’immigrazione, consente l’entrata di uno o più lavoratori extracomunitari. Il governo ‘conta’ l’entrata dei migranti e lo fa usando un solo criterio: quello del “chi prima arriva meglio alloggia”. In sostanza tutti i datori di lavoro, in possesso dei requisiti, che riescono a far rientrare la propria domanda nel tetto massimo di 60.000 posti per lavoro stagionale, di 98.080 per lavoro subordinato, ottengono il nulla osta e possono far entrare in Italia il lavoratore scelto. Il 60.001esimo per lavoro stagionale o il 98.081esimo per lavoro subordinato non stagionale, colpevole di aver ritardato anche solo di un solo millesimo di secondo, vedrà respinta la propria domanda anche se in possesso di tutti i requisiti.
Giorni quali il 22 marzo o il 31 gennaio sono date importanti non solo perché cariche delle speranze di poche migliaia di persone, ma anche perché sono gli unici giorni in cui il governo italiano, per pochi secondi, ‘concede’ l’unica via legale per entrare nel paese con regolare permesso di soggiorno. In pratica, l’unica via da seguire per entrare in Italia in regola, con un proprio permesso di soggiorno per lavoro, è la procedura dei flussi … Se mai un datore di lavoro si dovesse presentare in questura accompagnando un cittadino extracomunitario, offrendosi di regolarizzarlo, lo destinerebbe ad una facile espulsione.
La legge Bossi Fini prevede che in Italia si possa assumere un cittadino extraue solo se è già titolare di un permesso di soggiorno idoneo all’assunzione: un permesso per famiglia, per lavoro non stagionale,per studio, umanitario….. con le dovute e particolari restrizioni. Nei restanti casi il datore di lavoro deve attendere un decreto flussi, richiedere il nulla osta e procedere con l’assunzione. Le storie di immigrati che si sono guadagnati il permesso di soggiorno lavorando sodo e onestamente, sono leggende metropolitane.
In poche parole per flusso si intende un provvedimento che riguarda l’ingresso e non la regolarizzazione: la legge italiana da un lato non permette allo straniero clandestino di ottenere i documenti di soggiorno, nemmeno nel caso in cui tale individuo dimostri di avere un lavoro o di non gravare sull’assistenza pubblica, dall’altro non incentiva l’emersione del lavoro nero o l’estinzione del caporalato. In concreto annulla anche la possibilità per il datore di lavoro virtuoso di regolarizzare un proprio dipendente.La procedura del flusso è in pratica un’assunzione a distanza. Immaginate che vostro zio, per assistere vostra nonna, assuma una lavoratrice domestica da mettere in casa, senza averla mai vista, perché ancora residente all’estero.
E allora cosa succede? Nell’80% dei casi, i beneficiari del decreto flussi sono gli stessi immigrati, irregolarmente presenti sul territorio italiano, per i quali i datori di lavoro presentano domanda tramite il decreto flussi per ottenere una regolarizzazione; una volta entrati nelle quote e tornati nel paese di origine, richiedono il visto d’ingresso all’ambasciata italiana. Dunque riassumiamo: l’unico modo che un immigrato ha per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro è entrare irregolarmente in Italia, aspettare il decreto flussi (che il Governo non è nemmeno obbligato ad adottare), assicurarsi che un datore di lavoro consenta la sua entrata con la promessa di una lavoro e aspettare mesi, poi se riesce ad entrare nelle quote, ottenere finalmente il nulla osta. Per di più siamo ancora così ingenui da credere che le domande di ingresso vengano fatte gratuitamente? Crediamo ancora nell’esistenza di altruisti datori di lavoro disposti ad assumere manodopera dall’estero, quando avrebbero la possibilità di sfruttarne a bizzeffe qui in Italia?
Non intendo in questa sede toccare temi quali la libera circolazione degli individui o il diritto, troppo spesso negato, di condurre una vita dignitosa e soddisfacente e dunque svolgere un lavoro che la possa rendere tale. Dovremmo essere capaci di prendere le distanze dai puri esercizi ideologici per affrontare criticamente la realtà e i grossolani limiti di una legge come la Bossi Fini. Per non parlare poi dei vizi e delle speculazioni che essa favorisce ….
Questa legge per disinteresse o negligenza non riesce a generare un sano mercato del lavoro, non riesce o non vuole accogliere la domanda di lavoro extracomunitario di qualità, ignora quando va bene, se non addirittura incentiva, l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento. Una legge che permetta un sano incontro tra domanda e offerta lavorativa estera dovrebbe permettere ai datori di lavoro di poter selezionare il lavoratore in base al suo curriculum, sulla base di una conoscenza preventiva, di uno scambio reciproco di aspettative ed esigenze; al lavoratore dare la possibilità di entrare nel paese straniero offrendosi nel mercato del lavoro tutto, perché portatore di esperienze non spendibili in un solo campo, le cui competenze non vengano selezionate solo in base alla tempestività nella lotteria dei flussi.
Il decreto flussi è lo specchio per le allodole: per abbonire una popolazione italiana spaventata dalla mala gestione governativa dell’evento migratorio. Non è altro che la celebrazione in pompa magna degli artifici retorici sulla sicurezza e la protezione della cultura italiana messa in scena dalla Lega. Se così non fosse non saprei come spiegarmi la situazione portata alla luce dalle sanatorie del 2002 e del 2009 per regolarizzare colf e badanti, presenti irregolarmente sul territorio italiano. Solo con la sanatoria del 2002 sono stati regolarizzati quasi 700.000 collaboratori domestici. Le sanatorie fotografano un paese pieno di lavoro nero svolto da immigrati ed una legge sull’immigrazione incapace di risolvere il problema.
